Mese di Maggio … mese di Maria

News   -   1 mag 2015
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Maria è madre di Dio, è Assunta in cielo, Maria è Immacolata, è Vergine, è Regina, Madre della Chiesa … Si possono passare in rassegna tutte le litanie lauretane. Ciò può farci pensare che Maria sia irraggiungibile, inaccessibile.

E’ vero che Maria era destinata a navigazione d’alto mare, era chiamata a farsi inquilina di quelle regioni alte dello Spirito da cui riesce più facile l’accredito sulle speranze di risurrezione fino ad accedere presso il trono di Dio. Maria però è già quello che noi saremo, Maria ci ha solamente preceduti, è la nuova Eva, la madre dei nuovi viventi in Cristo.

Ma è vero anche che Maria è una come noi, nostra sorella. Era una ragazza come tante ragazze sue coetanee; ha sperimentato gli slanci dell’amicizia, ha assaporato la bellezza degli affetti e la gioia delle feste. Era una donna che come le altre andava ad attingere acqua allo stesso pozzo, pestava il grano con lo stesso mortaio, curava i gerani che ornavano la sua casa e nelle calde serate d’estate andava a prendere il fresco nel cortile insieme alle altre.

Su questa ragazza si è posato lo sguardo di Dio. Alla sua porta ha bussato. E Maria ha capito che quando Dio bussa alla porta non viene per intimarci lo sfratto, ma per riempire di luce la nostra solitudine, cioè per dare senso alla nostra vita, per conferire una missione. E Maria ha risposto pienamente all’invito di Dio, ha spalancato la sua porta anche se con un po’ di timore reverenziale. Ha pronunciato il suo sì che ha cancellato il No di Eva. Maria, la nuova Eva totalmente disponibile e accogliente diventa la pista luminosa di atterraggio attraverso cui l’eterno fa irruzione nel tempo, l’infinito si fa finito, si contrae, tanto che ciò che l’universo non può contenere, si racchiude nel suo seno, si fa carne, si fa amore, si fa vita.

Maria è grande perché è una donna di fede” Beata te che hai creduto” dirà Elisabetta, e non “perché sei Madre di Dio”.

Maria ha dovuto convivere con parole talvolta oscure di cui non sempre capiva il significato: “Figlio perché ci hai fatto questo ?” – “ Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio ?” E Maria conservava tutte queste cose nel suo cuore meditandole.

Ha convissuto con situazioni che non erano sempre adeguate alle promesse: la nascita di Gesù in una stalla, la fuga in Egitto e quelle lunghe attese, l’attesa dell’”Ora”. Sì forse aveva qualche momento di grazia, le si apriva qualche feritoia fugace che dava sull’eterno ed essa era lì pronta a lanciarvi uno sguardo e poi il buio.

Donna di Speranza. Maria è segno di sicura speranza e consolazione, ma perché ella ha posto la sua completa fiducia nel Dio di Abramo, una speranza invincibile. Ha saputo attendere. Quanta attesa. L’attesa del nono mese, l’attesa del Figlio che si era perso a Gerusalemme, l’attesa di quella fatidica ora in cui il Figlio sarebbe uscito di casa per non tornare più. L’attesa sotto la croce, l’attesa della Risurrezione. Sa attendere solo chi sa veramente amare.

Donna d’Amore appunto. Appena l’angelo la saluta e le comunica il piano di Dio Maria corre da Elisabetta, indossa il grembiule e si mette a servizio di Elisabetta. Il vangelo ci dice che Maria partì in fretta, quasi con un supplemento rapido perché la carità non può attendere. Maria si mette il grembiule per servire, come poi farà suo figlio, quando laverà i piedi ai suoi discepoli, forse perché glielo aveva insegnato sua madre.

Maria  Immacolata è l’icona della chiesa, senza macchia né ruga:” Tutta bella sei o Maria, e non c’è in te  la macchia del peccato originale”. Ecco la bellezza che salverà il mondo, lo splendore della grazia che si è rivelata pienamente in Cristo. Maria è la nuova Eva prima del peccato, che con il suo sì, opposto al no di Eva, riapre le porte del paradiso perduto.

Ecco perché Maria è grande: è nostra sorella, è imitabile. Così guardando a lei possiamo riappropriarci dei veri sapori dell’esistenza, di quel pane della vita che è Cristo.

Così Maria rende più lungo il respiro del mondo e allontana le ombre crepuscolari che già si allungano sugli angusti confini della terra. Guardando a Lei  possiamo colorire di speranza le nostre attese.

Don Pietro Diletti sdb, parroco