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“Lasciatevi riconciliare con Dio! Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza: convertitevi e credete al Vangelo”!

Ecco quello che ci dice la liturgia proprio all’inizio della Quaresima.  Con questi due imperativi  la comunità cristiana è convocata per accogliere l’azione misericordiosa di Dio e ritornare a Lui. L’imposizione delle ceneri  si può considerare come l’iniziazione al catecumenato quaresimale, un gesto  di iscrizione allo stato  penitenziale. Questo, dunque, è un tempo  forte, favorevole, propizio in cui Dio si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero. Ciò che è richiesto è la sobrietà, l’austerità, l’astinenza e il digiuno: tutte realtà che oggi non hanno cittadinanza in una società opulenta, che fa del benessere e della sazietà il proprio vanto.

Astenersi dai cibi, per il cristiano non è segno di eroismo, ma di disponibilità al Signore e alla sua Parola. E’manifestare  quale è la  sola cosa  necessaria e quindi è un segno profetico nei confronti di una civiltà che in modo subdolo insinua sempre nuovi bisogni e nuove insoddisfazioni. Insomma, il digiuno e l’astinenza  ci fanno prendere la distanza dalle cose futili e vane per cercare l’essenziale e creare spazi di risonanza  alla voce dello Spirito!

Il digiuno non si fa per risparmiare (soprattutto in questo momento di crisi), ma per amore di Dio. Un amore che si fa preghiera ma che reclama la sollecitudine per il prossimo, la solidarietà con i più poveri, un maggiore senso di giustizia. La mortificazione richiesta dalla chiesa, non è autolesionismo, ma l’unica via per far rifiorire lo Spirito della Risurrezione e della vita. Ma importante soprattutto è il digiuno dal male, dal peccato e la disponibilità verso i fratelli bisognosi e malati.

Gesù ha percorso tutte le strade e i sentieri, incontrando poveri, lebbrosi, ciechi, storpi e malati. Ha toccato con mano la stanchezza,  la solitudine, la disperazione e la speranza di tutti. Per tutti viene il momento della prova, la tentazione di sedersi e di lasciarsi morire come il profeta Eliseo. Nelle lunghe notti insonni, nei silenzi delle corsie dell’ospedale, nelle solitudini delle case si sente:” Signore prendimi, non ce la faccio più”. L’Eucaristia trasforma il dolore in tempo di speranza e prova d’amore. Ogni Eucaristia è il miracolo in cui la croce diventa Pasqua. L’alba del giorno del Signore scaturisce proprio dall’oscurità del venerdì santo, la Risurrezione, dalla morte. Auguro a tutti i parrocchiani una S. Quaresima  che ci faccia dare un colpo d’ala e un sussulto di speranza!

Don Pietro Diletti SDB, Parroco