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Dalla prolusione del card. Bagnasco in apertura del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (Roma, 22 – 24 settembre 2014)

5. È ormai alle porte il grande appuntamento del Sinodo Straordinario dei Vescovi sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’Evangelizzazione” (5-19 ottobre p.v.). L’orizzonte è ampio e coinvolge le preoccupazioni di tutti i Pastori: l’educazione all’amore che non è pura emozione, la consapevolezza del sacramento del matrimonio e della sua grazia, la preparazione al matrimonio come cammino di fede, la coscienza che l’amore di coppia chiede di essere difeso, alimentato e risanato quando viene ferito, la difficile educazione dei figli, l’armonizzazione dei tempi della famiglia e quelli del lavoro, le situazioni di separazione e divorzio, le convivenze… Queste e altre ancora sono le sfide che noi Pastori ben conosciamo e di cui, insieme ai nostri Sacerdoti, ci prendiamo cura ogni giorno nella prossimità che caratterizza la Chiesa in Italia. Sarebbe gravemente fuorviante ridurre i lavori del Sinodo – come sembra essere indotto dalla pubblica opinione – alla prassi sacramentale dei divorziati risposati. 

Lo sguardo e il cuore dei Padri Sinodali, provenienti da ogni parte del mondo, si concentrerà dunque, insieme al Santo Padre, sulla famiglia e sul matrimonio, “piccola Chiesa”, dono di Dio e patrimonio dell’umanità, fondamento della comunità sociale, grembo naturale della vita dove i figli non si producono ma si generano, scuola e palestraineguagliabile di virtù civili e religiose. Non sarà solo la luce della fede a illuminare la riflessione e il dialogo, ma anche la ragione aperta.

6. È necessario tornare a pensare e a pensare insieme: bisogna traguardare la “dittatura del pensiero unico e omologante” come dice il Papa. Appartiene alla nostra missione aiutarci e aiutare a reagire alla cultura delle frasi emotive, delle parole ad effetto, della ricerca di consenso, dell’intimidazione. Le questioni serie non si affrontano con battute o slogan che attirano applausi, o assimilandoci alla mentalità del secolo, ma con la fatica del pensare, con il tempo e il metodo. Il popolo ha una sua sapienza e il senso della fede: nonostante errori e limiti, il “popolo è il compendio di ciò che nell’uomo è genuino, profondo, sostanziale. (…) È l’uomo immediato in cui l’unità non si è spezzata. (…) È l’uomo che vive la vita nei suoi aspetti più semplici e veri” (Romano Guardini, Dostojevskij). Esso – se rimane fedele all’esistenza che gli è data e non assume un atteggiamento artificioso di pregiudizio ideologico – ha il senso, l’intuito della fede. Quel “sensus fidei” che non è una qualsiasi opinione – che può essere condizionata “da un contesto culturale determinato” –, ma è il sentire di coloro che – non importa quanti –5partecipano cordialmente alla vita della Chiesa e, quindi, camminano insieme nella luce della Parola di Dio e del Magistero, nella forza dei Sacramenti e nel servizio della carità (cfr. Commissione Teologica Internazionale, Le sensus fidei dans la vie de l’Eglise, 2014).

7. La famiglia – troppo “disprezzata e maltratta” (Papa Francesco) – merita più considerazione sul piano culturale e molto più sostegno a livello sociopolitico. Questo, noi Vescovi, chiediamo, fatti voce di tantissime famiglie che nuotano – spesso annegano – in un mare di difficoltà, e fatti voce di molti giovani che non si sentono sostenuti per un progetto di vita familiare. Trascurare la famiglia, o peggio indebolirla con forme somiglianti, significa rendere fragile e franosa la società intera. In un progetto di vita che un uomo e una donna pubblicamente dichiarano e assumono con il matrimonio, la collettività riconosce un “soggetto” con doveri e diritti ai quali lo Stato si obbliga. Così facendo, attesta che il nuovo nucleo è una realtà stabile che genera futuro e bene per tutti; essenziale non solo per la continuità ma anche per l’organizzazione del vivere comune. Per questo la famiglia non è una questione privata ma pubblica, è un bene non solo per la coppia ma per tutti. Non c’era bisogno di una crisi così grave e perdurante per riconoscere che la famiglia naturale è veramente il presidio della tenuta non solo affettiva ed emotiva delle persone, ma anche sociale ed economica. Per questo invitiamo le famiglie a farsi protagoniste della vita sociale attraverso reti virtuose: reti nazionali e internazionali che diventino interlocutori con gli organi dello Stato e con il mondo imprenditoriale. Nel segno della sussidiarietà, costruire buoni e incisivi legami aiuta a rappresentare meglio la realtà e a partecipare alla costruzione di risposte eque ed efficaci ai gravi problemi della famiglia oggi. Come non tener conto anche che l’Italia ha il tasso di fertilità più basso d’Europa ed è la seconda nel mondo, e che la famiglia è la prima e più importante “impresa” in quanto genera il decisivo “capitale umano”? Infatti, “la famiglia rimane l’unità basilare della società e la prima scuola nella quale i bambini imparano i valori umani, spirituali e morali che li rendono capaci di essere fari di bontà, di integrità e di giustizia” (Papa Francesco, Discorso ai leader dell’apostolato laico, Corea 16.8.2014).

In questo orizzonte, il Santo Padre ha chiesto che tutte le Diocesi nel mondopreghino per il Sinodo domenica 28 di questo mese. Da parte nostra, come Vescovi italiani, è stata indetta una Veglia di preghiera il prossimo 4 ottobre dalle 18 alle 19.30 in piazza San Pietro alla presenza di Papa Francesco e dei Padri Sinodali. Questa mobilitazione del popolo di Dio intende accompagnare i lavori dell’Assemblea Sinodale, invocando su di essa la luce dello Spirito Santo. Al contempo, esprime l’attenzione per la famiglia che resta l’architettura fondamentale dell’umano.