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1. Concepita senza peccato: Immacolata in vista della maternità divina
La Madonna è prima di tutto Maria, una fanciulla, una ragazza che vive  sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro. Viveva una vita simile alla vita della vicina di casa, attingeva l’acqua dallo stesso pozzo, pestava il grano nello stesso mortaio, si sedeva al fresco dello stesso cortile e anche lei sognava come tutte le ragazze suo avvenire. Anche Maria ha sperimentato quella stagione splendida dell’esistenza, fatta di stupori e di lacrime, di trasalimenti e di dubbi, di tenerezza e di trepidazione. Ha assaporato anche lei la gioia degli incontri, l’attesa delle feste, gli slanci dell’amicizia. Cresceva come un’anfora sotto le mani del vasaio e tutti si interrogavano sul mistero di quella trasparenza e di quella freschezza senza ombre.

2. Annunciazione
E’ su questa ragazza che scende lo sguardo benevolo di Dio, e la trova graziosa ai suoi occhi, gradita a Dio perché vive la sua giovinezza in modo pieno, nell’ascolto della Parola di Dio. Maria piacque a Dio per la sua umiltà, il suo nascondimento e concepì proprio per la sua purezza, per la sua verginità. Dio la sceglie come Madre del suo Figlio e lo Spirito la riempie dei suoi doni: il dono più grande è la maternità di Dio per opera dello Spirito Santo. Quell’incredibile chiamata di Dio l’aveva sconvolta:” Come è possibile, poiché non conosco uomo!”. Ma subito accolse, “nel cuore e nel corpo” il Verbo di Dio. Cioè fece largo nei suoi pensieri, ai pensieri di Dio. Si uniformò alla sua volontà senza ridurre gli spazi della sua libertà. Adattò i suoi ritmi a quelli dell’ospite che era in Lei.

Da questo momento Maria inizia una nuova vita, nascosta e sepolta nel mistero dell’incarnazione del suo Figlio. Inizia l’attesa, l’attesa del grande giorno della nascita, l’attesa della grande ora sotto la croce, l’attesa del terzo giorno della Risurrezione. Attendere: infinito del verbo amare. Solo chi sa amare sa attendere. Maria non è impaziente, si fida di Dio. Capì di aver contratto con tutti i figli di Eva un debito di accoglienza che avrebbe pagato con cambiali di lacrime. Al no della prima Eva, si oppone il sì di Maria, la seconda Eva.

3. Visita ad Elisabetta
Subito dopo l’annunciazione Maria, dice il vangelo: ”si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta la città di Giuda”. E’ Maria, che in qualche modo si alza ( anastasa, lo stesso verbo della risurrezione) simbolo della Chiesa risorta va in tutta fretta a portare il lieto annuncio al mondo. Maria è risoluta e decide di muoversi per prima, di fare il primo passo: non attende che siano gli altri a  prendere l’iniziativa (“molte fiate liberamente  al dimandar precorre”, Dante).

Avuta la sensazione che la sua parente doveva trovarsi in serie difficoltà, data anche la sua età, senza frapporre indugi, senza domandarsi se toccava a lei, ha fatto i bagagli ed è partita e per di più “in fretta”, quasi con un supplemento rapido. Notiamo questo stile intraprendente di Maria, senza invadenze, con discrezione e con preoccupazione, ma soprattutto con grande carità. Si fa pellegrina dell’amore. Viaggio di andata  e ritorno a Nazareth, a Gerusalemme, espatrio clandestino in Egitto. La troviamo seduta solo al banchetto di Cana, ma non sta ferma, non sa rimanersene quieta. E se non va lei verso l’ora di Gesù, fa venire quell’ora verso di lei, spostandone indietro le lancette, finché la gioia pasquale non irrompe sulla mensa degli uomini.

4. Nascita a Betlhemme: Donna di fede
“Diede alla luce il suo figlio primogenito”. Di Elisabetta è detto; diede alla luce un figlio”(1,57). Di Maria: suo figlio. Maria ha partorito il suo figlio con una vera maternità: è suo figlio, non di Giuseppe.

Lo adagiò in una mangiatoia perché non c’era posto per loro”. Come è ancora attuale per molti uomini di oggi questa frase: c’è posto per tutto, eccetto che per accogliere Gesù, il Salvatore. Si corre dietro alle cose che finiscono, e non si bada alle cose che contano, quelle veramente importanti. “Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”(9,58). “Venne alla sua casa e i suoi non lo ricevettero”(Gv 1,11).

Maria, in tutta la scena della nascita del Figlio di Dio, fa silenzio, tace. Luca dice solo che “Essa serbava tutte queste cose-parole( rémata) meditandole nel suo cuore”(Lc 2,19).

Donna di fede e di obbedienza, non teme di convivere con parole a volte oscure, con fatti che non sempre comprende, con realizzazioni inadeguate alle promesse divine e impara a restare nell’attesa del giorno in cui ciò che è nascosto sarà rivelato, ciò che è segreto sarà messo in luce(Mc 4,22) ciò che è povero e umile sarà esaltato(Lc 1,52).

Maria ha il cuore che sa ascoltare, ha il cuore che sa ricordare, ha il cuore che sa meditare obbedendo e realizzando la parola. Maria crede nonostante tutto.

Essa accoglie con docilità la parola di Dio, si sottomette anche se non comprende

5. Fuga in Egitto
Appena compare sullo scenario della salvezza, la vediamo già intenta a superare i confini, a cercare asilo politico, diremmo noi oggi, perché perseguitata, perché suo Figlio è ricercato

“Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta lì finché ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.  Il vangelo non ci lascia neppure una riga di quel drammatico momento, ma non è difficile figurasi Maria trepida e coraggiosa, lì sullo spartiacque di due culture così diverse. Maria custodisce Gesù, lo protegge, lo difende.

6. Presentazione al tempio
“E a te una spada trapasserà l’anima”. Maria è la donna dei dolori, morali e fisici. Chiunque è chiamato da Dio per una missione speciale, deve seguire le orme di Cristo, quelle della sofferenza, della rinuncia. Con queste parole si vuole certamente sottolineare la partecipazione personale di Maria al dramma misterioso del Figlio. Dio assocerà in maniera eccezionale la madre al destino doloroso del Figlio. A partire da questo momento tutta la sua esistenza scorrerà in questa prospettiva, e già per questo sarà una cooperazione al sacrificio redentore. La metafora della spada evocatrice di un intenso dolore dell’anima. Ma non solo. Il fatto che il vecchio Simeone abbia detto:” Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione…”, vuol significare che la spada riguarda la divisione in due del popolo eletto.

7. Nozze di Cana
E’ lei la prima persona che appare sulla scena: lei era già là, in attesa del suo figlio e dei discepoli. Ma in quel giorno viene a mancare il vino. Allora è Lei che prende l’iniziativa e questo è l’unico caso in cui non è Gesù.. Maria anticipa anche Gesù. Questo suo intervento non è una semplice informazione ma è di fatto una domanda di intercessione a favore di una festa che rischia di finire male; crede nella potenza del suo Figlio, ma il Figlio le  fa un rifiuto chiaro e netto. Gesù oppone alla parola di Maria la priorità assoluta dell’obbedienza al Padre e alla sua volontà. Maria non dice altro, lascia la libertà al figlio ingiungendo ai servi di fare quello che Egli dirà. La fede di Maria spinge Gesù a manifestarsi, a anticipare la sua “ora” per il bene dei suoi figli: che sfumatura d’amore!

Di fronte a sei giare di pietra per la purificazione dei giudei, di cui ciascuna è capace di contenere due o tre barili di acqua, Gesù dice ai servi di riempirle di acqua e questi le colmano fino all’orlo. La parola di Gesù è obbedita, è eseguita per invito della madre e così avviene subito dopo, quando Gesù ordina di attingere acqua e di portarne al maestro di tavola. Ma come questi ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, e non sapeva da dove venisse (ma lo sapevano i servi  -diàkonoi- che avevano attinto l’acqua) , chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono” (Gv 2,9-10).

Il vino nuovo conservato fino adesso, quando è attinto e distribuito mostra che i tempi messianici sono inaugurati: alle nozze umane il vino migliore è versato all’inizio, ma alle nozze tra Dio e il suo popolo il vino più raffinato e più squisito è vino gratuito versato alla fine. E a queste nozze Maria è presente, anzi è già là quando iniziano, e nel loro svolgersi essa precede la sposa, i discepoli di Gesù.

Cana è vista da Giovanni come il banchetto nuziale dell’unione definitiva dell’uomo con Dio, l’inaugurazione dei tempi messianici. Il segno di Cana rivela la gloria di Gesù, ne svela l’essere divino.

8. Sotto la croce: nostra madre
A Cana l’ora di Gesù non era ancora giunta (Gv 2,4), ma al Golgotha ecco finalmente il compimento dell’ora, quando Gesù passa da questo mondo al Padre: Maria è là presente come a Cana. Maria e il discepolo amato stanno presso la croce quando è giunta l’ora. Stanno là in piedi, in attesa, e Maria, la dolorosa dello Stabat Mater.

Ebbene Gesù, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre

Abbiamo dunque qui la trasmissione della volontà ultima di Gesù, volontà che contiene una rivelazione estremamente importante. Come il Battista “vide Gesù venire verso di lui e disse: “Ecco l’Agnello di Dio” (Gv 1,29 e 1,35-36), come Gesù vide Natanaele che gli veniva incontro e disse: “Ecco un vero israelita in cui non c’è falsità” (Gv 1,47), così qui “Gesù, vedendo la madre e il discepolo che egli amava, disse: …’Ecco il tuo figlio’… ‘Ecco la tua madre’” (Gv 19,26-27). Gesù insomma rivela chi è veramente Maria, le manifesta il suo compito e rivela chi è il discepolo amato, gli svela la sua qualità filiale nei confronti di Maria. Gesù in croce è il Figlio che crea la madre e crea il suo figlio. Ecco la novità della rivelazione!

Anche qui, come a Cana, Gesù chiama Maria non con il termine di “madre”, ma la chiama “donna”! Di nuovo c’è questo termine che esprime un rifiuto della maternità fisica, quasi a dire: “Io non sono più tuo figlio, lasciami completamente, non tenere con me alcun legame di sangue perché il sacrificio che si compie in me sia perfetto, libero, non ostacolato da nessun attaccamento”. E’ linguaggio duro questo, ma di estremo amore. C’è un nuovo rapporto madre-figlio proclamato da Gesù in croce e questo rapporto sostituisce la famiglia naturale con la famiglia di discepoli, la comunità escatologica. Qui c’è quasi un’eco, o meglio, l’epifania di quella frase registrata da Marco quando, indicando i discepoli con lo sguardo, Gesù disse: “Ecco mia madre, ecco i miei fratelli” (Mc 3,34). Ai piedi della croce Gesù dà alla madre i propri fratelli come figli, ai fratelli un ruolo filiale nei suoi confronti e lei appare come la madre Sion, non solo la madre del Messia, ma di tutti gli uomini (cf. Is 60,4-5; 66,8-9; Sal 87,5-6).

9. Cenacolo
In preghiera con gli apostoli- Maria madre della Chiesa

10. Maria Assunta in cielo
Glorificazione, Immagine della Chiesa senza macchia né ruga. Segno di sicura speranza e consolazione.

La Chiesa celebra in Maria il compimento del Mistero pasquale. Essendo Maria la piena di grazia, senza nessuna ombra di peccato, il Padre l’ha voluta associare alla resurrezione di Gesù.

Maria nell’assunzione è la creatura che ha raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione del corpo. E’ la donna vestita di sole e coronata di dodici stelle. E’ la madre che ci aspetta e ci sollecita a camminare verso il regno di Dio. La madre del Signore è l’immagine della Chiesa: luminosa garanzia che il suo destino di salvezza è assicurato perché come il Lei, così in tutti noi lo Spirito del Risorto attuerà pienamente la sua missione; Ella è già quello che noi saremo.