E’ Natale!

News   -   18 dic 2011
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Gesù di Nazareth: Il Dio di Gesù Cristo.

Gesù non è una tradizione annuale, non è un mito, non è una favola. Gesù è parte vera della nostra storia umana. Il senso teologico della sua venuta non deve distruggere la cornice festosa e la poesia del Natale, ma certamente la deve ridimensionare e ricollocare nel giusto contesto. Gesù che nasce è la parola di Dio che si fa carne, che si fa vita, che si fa amore.

Gesù è un uomo che compie segni straordinari e pronuncia parole che non tramontano; mette in pratica l’amore come nessun altro e rivela che cosa è l’amore che salva gli uomini: è immagine e segno di Dio in questo mondo.

Egli è un uomo nel quale l’eterno irrompe nel tempo. Egli diventa speranza per gli uomini destinati alla morte, poiché morendo ci meritò la vita e ci aprì un nuovo futuro. Tutto ciò si rivela già nella sua umile nascita: il debole bambino che giace nella mangiatoia è il Salvatore del mondo: questo è l’intramontabile messaggio del Natale.

I cristiani sanno bene che solo Cristo, vero uomo e vero Dio può dirci chi è Dio. E Gesù non è un codice, non è un prestanome di Dio, ma il volto umano dell’Assoluto, l’Epifania, ossia la manifestazione di Dio.

“Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.”. Per sapere chi è Dio bisogna mettersi in ascolto e alla scuola del Figlio che è la Parola del Padre:”Questi è il mio figlio diletto, ascoltatelo”.

Il Dio in cui noi crediamo è Colui che ha parlato per mezzo del Figlio:”Dopo aver parlato agli antichi Padri per mezzo dei Profeti, Dio…ci ha parlato per mezzo del Figlio suo”. E Dio in Cristo esce dal suo mistero, perché incarnandosi è diventato uno di noi, perduto tra i miliardi della massa umana. Invisibile nella sua natura, Dio si è reso visibile e conoscibile.

Attraverso l’Incarnazione Dio si crea un corpo con cui esprimersi umanamente, mediante il quale si rivela, ma forse ancor più si nasconde. E tuttavia questa oscurità della carne diventa il linguaggio privilegiato tramite il quale Dio vuole manifestarsi, definitivamente,

Cristo è personalmente uomo e questo uomo è personalmente Dio. L’amore di Cristo è l’amore di Dio reso visibile; gli atti di Gesù sono gli atti di Dio in forma umana; le parole di Cristo sono parole umane di Dio. Il Dio trascendente è anche un Dio che viene, interviene nella storia, si avvicina, si fa prossimo di ciascuno di noi; che ama, che attende, spera, si rallegra, si stanca, piange, soffre, agonizza, muore. Che cosa c’è di più prossimo, di più condiscendente, di più accessibile del Dio rivelato in Gesù Cristo? E’ l’Emmanuele, il Dio con noi. In Lui il trascendente si fa vicino, l’intoccabile si rende palpabile, il tre volte santo si rivolge nell’amicizia a colui che si è ribellato contro di Lui.

Contrariamente a quanto immaginiamo, non è l’uomo che va alla ricerca di Dio, ma Dio che per primo va alla ricerca dell’uomo.

N= Novità

A= Attesa

T= Tenerezza

A= Amore

L= Luce

E= Eternità

NOVITA’
“Ecco io vengo a fare nuove tutte le cose”.

“Camminate in novità di Vita”.

Il Natale è essenzialmente novità, non è ripetitività, c’è sempre qualcosa di nuovo. Dopo l’incontro con Cristo, l’uomo nuovo, dobbiamo diventare uomini nuovi.

Ma non è facile lasciarsi rinnovare, perché vuol dire, come Abramo, lasciare la propria terra, la propria casa, le proprie sicurezze, idee, comodità, il proprio passato, insomma cambiare vita, essere più profeti dell’avvenire che figli del crepuscolo. In realtà nel momento in cui accettiamo di farci rinnovare ci accorgiamo che tutto quello in cui credevamo è nulla rispetto alla novità che ci porta Gesù,  e allora tra le pieghe di una esistenza vuota si insinua la vita nuova che lambisce gli appassiti petali di una  esistenza senza slanci e la rende trasparente come una coppa di cristallo in cui si distillano tutti i profumi dell’universo.

ATTESA
Attendere, ovvero sperimentare  il gusto di vivere. La santità di una persona si misura dalla capacità, dallo spessore della sua attesa. La vera tristezza non è  quando alla sera non sei atteso da nessuno al tuo rientro in  casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. Allora il deserto sembra ingoiare i nostri passi, si hanno miraggi di false liberazioni (quanti nuovi Mosè  ci vogliono condurre alla terra promessa, quante pasque laiche, quella tecnologica, marxista e freudiana, che sono naufragate), le certezze vengono meno, camminiamo tristi sugli sconsolati marciapiedi delle nostre città, sembriamo pellegrini senza santuari verso cui andare. Allora le scorte di senso vengono meno, e le lampade della speranza non hanno più olio. Ci accorgiamo che le pietanze della nostra cucina hanno perso gli antichi sapori,  che la felicità si sta spegnendo sul volto dei commensali, e le falde profonde della gioia si sono prosciugate.

E Gesù viene  per ridare senso, certezze, sapore, gioia alle nostre attese:

ci attende presso il pozzo, come la Samaritana, o sotto l’albero di sicomoro come Zaccheo. E’ lui che ci aspetta, non siamo noi ad attenderlo. Egli riempie tutte le nostre attese.

TENEREZZA
Il Dio di Gesù Cristo è un Dio che “mostra tenerezza verso tutte le sue creature”. “Può una donna dimenticare il suo bambino o non amare più il piccolo che ha concepito? Così farò io con voi. Vi prenderò in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia”. E’ la tenerezza del padre verso il figlio prodigo. Dio si fa tenerezza in Gesù Bambino e manifesta la sua tenerezza in Maria di Nazareth. La tenerezza di Dio è come l’incurvarsi tenero e misterioso del grembo materno: scava nel cuore cisterne di nostalgia che suscita ansie di incontaminati mondi.

AMORE
“Dio è Amore” Così Giovanni definisce Dio nel suo vangelo.”Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo figlio perché chi crede in Lui abbia la vita eterna”. Il Dio di Gesù Cristo è un Dio che ama, è quindi un Dio per-noi, con-noi, come-noi. E’ l’amore la rete sotterranea di quelle lame di felicità che danno senso all’esistenza. Se le provviste di amore scarseggiano Gesù è venuto per assicurarcele sempre.

LUCE
Dio è luce e in Lui non ci sono tenebre”. Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”. Luce è vita. E’ giorno senza tramonto.La luce ci fa scorgere sulle spiagge dell’effimero le orme dell’eterno. La luce del Natale illumina i pastori, guida i Magi, fa allentare gli ormeggi delle paure che popolano le sabbie mobili del nostro scoraggiamento

ETERNITA’
Il Natale è come una feritoia fugace che dà sull’eterno e ne ruba i segreti in rapidi acconti di felicità. E’ un avvenimento che suscita desideri struggenti, trasalimenti di speranza, nostalgie e sensazioni intraducibili. L’eterno fa irruzione nel tempo per donarci l’eternità, ovvero la pienezza della vita.

E allora l’augurio di Buon Natale vorrei che suonasse così:

  1. Gesù fa nuove tutte le cose: camminiamo in novità di vita.
  2. Cerchiamo sempre di essere in attesa della sua venuta, attesa carica di speranza e di amore.
  3. Riscopriamo la tenerezza, la dolcezza guardando a Gesù Bambino.
  4. Dio è Amore: amiamo e lasciamoci amare da Lui, facciamogli spazio.
  5. Cerchiamo di essere  sempre figli della luce.
  6. Sappiamo leggere sulle spiagge dell’effimero, le orme dell’eterno.