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Carissima/o,

nella celebrazione della Messa della domenica di Cristo Re, che ho presentato come colui che ci sorregge, che ci incoraggia e ci guida…, ho riflettuto sul vangelo, in cui Gesù ci ricorda cosa fare per entrare nella gioia del Signore. Ci indica le azioni di ogni giorno: dare da mangiare a chi ha fame, dare da bere a chi ha sete, accogliere lo straniero, che viene a bussare alla nostra porta, visitare l’ammalato che ha bisogno di una presenza amica…soprattutto se è un piccolo!

Poi ho partecipato all’incontro di un bel gruppo di responsabili di gruppi e associazioni della nostra parrocchia.

È stata una bella esperienza!

Scoprire che c’è una presenza vivace di associazioni e gruppi nell’ambito ricreativo e sportivo, teatrale e musicale, sociale e caritativo, educativo, catechistico e pastorale…!

Ascoltare tante voci di donne e uomini, giovani e adulti, che presentano la loro esperienza di servizio, che richiede, anche, competenza nel conoscere in modo adeguato l’ambito di servizio, ma soprattutto capacità educativa, che si esprime nell’andare incontro agli altri, e coerenza di vita tra quanto si dice a parole e quanto si fa nella vita di ogni giorno…!

Avvertire il desiderio di conoscere la varietà delle proposte “portate avanti” nel contesto della parrocchia e di essere riconosciuti nella propria originalità, per arricchirsi l’una dell’apporto “specifico” dell’altra…!

Sentire la voglia di interagire e coinvolgere i giovani, che esprimono tanti e vari interessi, testimonia il condividere la scelta che contraddistingue don Bosco: «tutto con e per i giovani!»…!

È stato “provocatorio”, ma, costruttivo, domandarsi:

Perché alcune proposte riescono a coinvolgere anche ragazzi e giovani?

Quali giovani sono interessati dalle proposte dei vari gruppi?

Quanti ragazzi della Cresima, dopo avere vissuto per più anni un cammino di formazione animato da catechisti e catechiste, preparati e disponibili, continuano “dopo la Cresima”?

Perché si continua a dire sempre le stesse cose e “i giovani” non ci sono?

Ho pensato: ma quello che si sta evidenziando… non è un “fallimento”?

In un gruppo di persone che credono nel Signore Gesù, che, come buon pastore, è accanto a ciascuno di noi, ci accompagna e ci ricorda continuamente come vivere “da cristiani”, non è una “sottolineatura disfattista”?

Per poter affrontare in modo critico costruttivo questa situazione personale e comunitario di “fallimento” è urgente conoscere il significato “cristiano” del “fallimento”

Ti invio un pps intitolato “fallimento significa…”, che in modo stimolante fa pensare, riflettere e pregare. Clicca e … «fa’ memoria grata del passato, vivi con passione il presente, apriti con fiducia al futuro»

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Fallimento significa…

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Fallimento significa…