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La scuola ha aperto i battenti e sono iniziate le lezioni. Quanti sospiri, quanti sogni, quante speranze e attese. Oggi più che mai, in una situazione di emergenza educativa, c’è bisogno di buoni educatori che sappiano trarre fuori dagli allievi tutto il potenziale positivo, bello e meraviglioso che hanno nel cuore e nella mente.

1. A servizio della persona: la gioia di aprire alla vita

Bisogna collocarsi davanti a ciascuna persona come di fronte a un progetto e a un mistero. La persona è progetto perché ha potenzialità che devono affiorare e realizzarsi. E’ mistero perché tutto è affidato alla sua libertà: il che comporta possibilità di risposte varie, di percorsi singolari, di manifestazioni e di arresti inspiegabili.

Il docente si mette di fronte agli allievi con rispetto, gratuità, amore, promozione di valori morali e spirituali.

Chi educa mantiene viva la consapevolezza che egli è testimone e accompagnatore in questo svelamento delle possibilità della vita. Il  presente del giovane è un po’ misterioso, velato a noi dalle risposte della sua libertà, e più ancora il suo futuro è un’incognita. L’educatore è chiamato ad offrire tutto quello che crede opportuno, vivendo con speranza le incognite del futuro. Si interessa sinceramente dell’umano incerto che cresce.

E’ convinto d’altra parte che quello che fa è mediazione. Dei suoi gesti, dei suoi sforzi, delle sue parole il Signore si serve per farsi sentire nella vita dei giovani e svegliare in loro il desiderio di essere “di Più”

2- Comunicare cultura: saggezza, vigilanza, responsabilità

Dalla sola cultura non viene la  liberazione, la salvezza, la fede, ma non c’è liberazione, salvezza e disvelamento senza cultura. In questo senso lo stesso Verbo di Dio si è espresso in linguaggio umano e Gesù realizzò la salvezza inserito in una tradizione culturale.

Oggi ci troviano in una situazione estremamente difficile dato il relativismo culturale e gnoseologico, per cui non sappiamo dove si trova la verità.

Noi però siamo convinti che solo nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo: “Io sono la verità!”.

Ciò richiede un esercizio critico della ragione e comporta allo stesso tempo un esercizio nella fede in Gesù Cristo che offre una chiave per giudicare e lievitare questi valori e un cammino per realizzarli:”Io sono la via”. Tutto questo va sotto il nome di “saggezza” o “sapienza“: una condizione educativa e un dono dello Spirito.

3. Una pratica quotidiana della carità

Senso della vocazione, servizio della persona, impegno culturale portano verso una prassi educativa che si ispira alla carità e ne diventa esercizio quotidiano.

- Il primo ambito in cui si esprime è quello della comunità educativa:

essa offre a giovani e adulti un ambiente ricco di umanità, di stimoli, di rapporti e progetti; è il sapersi incontrare con i giovani;   è  rapporto educativo personale che diventa amicizia educativa: è l’assistenza. La quale viene intesa come un desiderio di condividere con i giovani l’esperienza di vita:  è” saper parlare al cuore”(Don Bosco).

 

Don Pietro Diletti
Parroco